Day 5: "l'irraggiungibile Novi Sad"

Premessa: verso le 11 di sera di ieri ci siamo accorti che Dod non trovava più il passaporto. Perdere un passaporto all’estero é brutto come perdere un passaporto all’estero. Salute a parte, non ci sono infatti cose peggiori da perdere.
Il piano quindi di partire in treno stamattina presto deve essere modificato, poiché lo ritroviamo solo alle 9 del mattino.
Prenotiamo un servizio minibus che ci dovrebbe passare a prendere all’hostel e portare direttamente a Novi Sad. Dovrebbe.
Prima rimanda di un’ora l’appuntamento e poi lo annulla del tutto.
Siamo a piedi.

C’è solo più un treno verso la Serbia alle 17 che porta a Vrsac, appena dopo il confine, poi da Vrsac a Novi Sad.
Mettiamo il piede in Serbia alle 18.30 circa, dopo un viaggio passato chiacchierando con un ragazzo di 30 anni, Nikola, a cui non resisto a chiedergli come sia stato avere 8-9 anni ai tempi della guerra.
Ci racconta di come ci si senta impotente di fronte a dei bombardamenti perché se sei fortunato sopravvivi, mentre se sei sfortunatamente nel raggio della bomba, hai poco da fare per salvarti.
Ci dice che negli ultimi anni la Serbia per ricostruire i ponti distrutti, si sta indebitando proprio coi paesi che quei ponti li hanno distrutti.
Ci spiega di come il Kosovo sia diventato forzatamente un bacino di persone armene ed un centro di produzione e smistamento di droghe terribilmente efficiente.
E ci racconta di quanto la Macedonia ci tenga a far presente che Alessandro Magno fosse macedone, tanto da continuare a costruire monumenti e statue al di fuori di ogni logica di prezzo per un Paese povero e piccolo come la Macedonia.

Arriviamo a Vrsac e scopriamo che per oggi non ci sono pullman verso Novi Sad. L’unica via é il taxi.
Giunge un taxista sui settant’anni con una camicia a quadrettoni rossi, bretelle e bermuda.
Scarica una signora in stazione con un borsone ricolmo di pacchetti di sigarette. Chissà cosa se ne farà. É di sicuro affascinante pensare che servano ad arrotondare la pensione, vendendole oltre il confine.

Contrattiamo il prezzo per il viaggio fino a Novi Sad, 80 km circa, e saliamo.
L’anziano tassista deve avere fretta poiché la velocità media e sui 120 all’ora in quelle che si possono definire strade provinciali in mezzo ai campi.

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Paghiamo 50 euro per i due taxi utilizzati. Per noi sono circa 15 euro a testa per 80km fatti in taxi, pochissimi. I taxisti invece a fine viaggio si fotografano con le due banconote!

Giunti finalmente a Novi Sad alle ore 20.00 e Marko, il gestore dell’ostello, ci dice che é tradizione offrire ai nuovi ospiti la Rakia, la tipica grappa locale al sapore di pesca. Non possiamo rifiutare!

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La cittadina é veramente giovane e vivace. Nonostante sia mercoledì sera, le vie del centro sono gremite come se fosse Alassio ad agosto.

Concludiamo la giornata con il solito piatto tipico a base di rolata di carne e riso al curry. Delizioso!

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Domani di nuovo giro a Novi Sad e poi direzione Belgrado, sperando che il viaggio sia più breve degli ultimi due.

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