Week 6: "alla ricerca di oro e lavoro"

Il weekend inizia nei peggiori dei modi, ossia con le notizie da Parigi.

E’ sabato mattina e anche se potrei dormire, mi alzo presto, accendo il pc ed inizio a fare due lavoretti. Tutto regolare.
Dopo un’oretta di normale routine, di un normalissimo sabato, sui social network iniziano a rimpallare notizie che arrivano da una delle città più senzazionali, incredibili, colte ed affascinanti del mondo.
Sveglio un po’ bruscamente Gaby – che a Parigi ha anche degli amici- avvertendolo senza troppi preamboli dell’accaduto. Iniziamo a leggere e a cercare notizie a riguardo in modo spasmodico, come se conoscere ogni dettaglio riuscisse a farci sentire meno in colpa per il fatto che per puro caso, non siamo noi quelli dentro lo Stade de France o dentro al Bataclan, così come non siamo noi ad essere esplosi a Beirut o ad essere nati in Nigeria.
Siamo -come credo tutti- scossi ed increduli.

Fortunatamente dobbiamo uscire di casa, il che ci aiuta a togliere un po’ quel mantello di tristezza che ci era calato addosso.
Dobbiamo andare a Werribee, ad un’oretta da Melbourne, per dare una mano a Mario e Chris che devono spostare un po’ di mobili.
Weerribee sembra una città nata apposta per dare nuovo spazio alle persone che non vogliono vivere a Melbourne. Un pezzo di pianura in cui qualcuno ha deciso di installarsi e dire “io vengo a vivere qui perchè costa meno e c’è meno casino” e sembra che l’idea abbia funzionato
I terreni in cui si stanno costruendo nuove case, sono ovunque e nonostante a Werribee non ci sia assolutamente nulla di turistico, il risultato è che sia comunque una città piacevole da vedere e non una periferia dormitorio triste e grigia.

Hisilicon Balong

Hisilicon Balong

Mobili spostati, è già ora di cena. Ci dirigiamo a Geelong -Weeribee è indicativamente a metà strada tra Melbourne e Geelong- e per la gioia di Gaby, ma anche mia, Mario e Chris ci portano un ristorante che dai premi vinti sembra abbastanza rinomato.

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La mia tagliata di tonno, con contorno di mango ed insalata, è in effetti deliziosa.

L’indomani la giornata prevede una gita a Ballarat, che non è Gallarate come ha pensato Gaby la prima volta che ha sentito questo nome.
A Ballarat c’è un parco naturale e una antica miniera d’oro che è stato per anni il fulcro economico della città.

Il parco è ben tenuto, ma ci sono troppi animali in gabbia, il che è un po’ fastidioso.
La cosa davvero apprezzabile è però il numero di canguri che circola liberamente nel parco e che vengono a mangiare dalla tua mano, non appena offri loro del cibo.

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In ogni caso abbiamo l’opportunità di vedere un po’ di animali autoctoni dal vivo: wombat, quokka, wallaby, il diavoletto della Tasmania, gli emu e tanti altri che fortunatamente vivacchiano in ampi recinti ben tenuti.

La seconda tappa, la miniera, di primo acchito potrebbe non entusiasmare così tanto. Un buco in una roccia, qualche vecchio arnese da lavoro, due testimonianze e via.
Aspettative quanto mai sbagliate! Pagato il biglietto, entriamo in una strada sterrata delimitata da un doppio filare di case in perfetto stile far-west.
Sono tutte in perfetto stato e sono esattamente le case in cui i minatori hanno vissuto per anni.
E’ ora di pranzo e quindi entriamo nel ristorante di questa vecchia città ed anche qui camerieri, arredamento e cibo sono d’epoca.

Proseguiamo il nostro percorso e ad ogni metro ci accorgiamo che questo luogo, che ormai è un parco tematico vero e proprio, è gestito incredibilmente bene.
Di tanto in tanto attori agghindati con abiti d’epoca sbucano dalle case, inscenando pezzi di vita quotidiana ed in ogni edificio si ha la possibilità di provare a fare o semplicemente osservare un’attività diversa: abbiamo fatto delle candele, abbiamo visto fare i piatti per cercare l’oro, abbiamo giocato al bowling dell’epoca, abbiamo visto utilizzare i macchinari esattamente come venivano utilizzati una volta, ci siamo immersi in un tunnel oscuro in cui la guida era una luce ed una voce che si muoveva con te, abbiamo visto fondere e coniare un lingotto di vero oro, abbiamo visto come vivevano i minatori più poveri e quelli un po’ più abbienti.
Abbiamo davvero fatto una miriade di cose che ci hanno immerso per più di sei ore in questo mondo a noi sconosciuto.

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Terminata la ricerca dell’oro, passiamo alla ricerca del lavoro.
Quel bravo ragazzo di Gaby si è accorto con anticipo che l’Australia offre molte opportunità lavorative più stimolanti rispetto all’operaio, così si è collegato al sito seek.com.au, ha cercato un po’ di lavori, ha spedito il cv, ha fatto due giorni di colloqui e si è fatto assumere in una compagnia di sales marketing.
Io sono arrivato un po’ dopo.
Infatti se oggi per lui era il primo giorno di nuovo lavoro, per me era il primo giorno di colloquio. Fortunatamente l’ho passato.
Domani avrò la seconda sessione sul campo. In cui credo che dovrò cercare di vendere qualcosa a qualcuno.

Si inizia così: ti fanno fare il venditore le prime due settimane e poi ti fanno gestire un team di venditori nel mese successivo. In breve.
In Italia non credo che mi metterei mai a fare il promoter, però il fatto di poter stare in giro per Melbourne invece che chiuso in fabbrica e dover parlare in inglese per 8 ore invece che sentire il rumore di macchinare, sono due buoni incentivi per cercare di fare bene domani.

Speriamo!

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