Day 5: "The man and the dam"

Queste righe avrei voluto scriverle ancora nel giorno 4, ma arriviamo alla nostra tappa successiva ben oltre la mezzanotte.
L’uscita dallo Zion Park è stata lenta e trafficata il che mi ha portato a guidare nel buio totale del deserto tra Utah ed Arizona, con Paolo a fianco che se la dormiva beatamente.

Arriviamo finalmente a Page, cittadina costruita attorno all’enorme diga di Glen Canyon, e ci mettiamo a cercare un luogo per dormire.
Troviamo un motel,  i 40 dollari per persona proposti ci sembrano però troppi. Continuiamo a cercare, ma a Page ogni albergo, motel o residence che sia, è esaurito. Tutti, tranne quello rifiutato in precedenza.
Torniamo quindi sui nostri passi, ma al nostro arrivo scopriamo che qualcuno meno tirchio di noi, ci ha fregato l’ultima stanza disponibile. Non ci resta che una soluzione: dormire in macchina!

Troviamo un parcheggio sterrato, abbassiamo i sedili e via. Buonanotte.

Dopo nemmeno tre ore il sole ci sveglia bruscamente. Inutile provare a riaddormentarsi, meglio attivarsi anche perchè l’alba propone delle luci incantevoli per fare foto.
Ci dirigiamo verso la diga, così da vedere come si presenta l’immenso lago artificiale sotto la luce del sole. Uno spettacolo che raramente ho visto altre volte in vita mia.

 

Tutte le foto di Page e del Lake Powell.

Ci godiamo per mezz’oretta quello spettacolo, bagnati da una pioggerellina stranamente non fastidiosa.

Attendiamo che apra qualche fast food, così da poter fare colazione e lavarsi i denti. Per la doccia purtroppo dobbiamo attendere una stanza d’albergo.

Dedichiamo la mattinata alla visita della diga e del suo museo. Mi affascinano sempre queste grandi opere e raramente riesco veramente a convincermi se l’uomo abbia fatto bene o meno ad interferire così sulla natura. Meglio una gigantesca diga dalle dimensioni stratosferiche che produce energia  con ridotto inquinamento o meglio tante piccole centrali meno faraoniche, ma più inquinanti?
Fatto sta che il lago artificiale creato è sovraumano e per gli occhi un vero spettacolo. Acque chiarissime che si insinuano in continue e profonde insenature di terra rossa.
La diga anch’essa, sovraumana.

Mangiamo un boccone veloce e pianifichiamo il pomeriggio. Nei paraggi di Page, c’è l’Antelope Canyon ancora di proprietà degli indiani Navajo e famoso per essere stato modellato nei secoli dalla pioggia e non dai corsi d’acqua.

Ci informiamo su come fare a raggiungerlo e ci dicono che l’unico modo è usufruire delle Jeep anni 60′ usate come navette dai Navajo. Paghiamo e saliamo.

Entriamo in un canale di roccia e sabbia dove c’è una temperatura surreale, ma lo spettacolo è davvero degno di nota.

Tutte le foto dell’Antelope Canyon.
Scendiamo dalle Jeep ed iniziamo ad incamminarci. L’Antelope Canyon è stretto, buio ed estremamente affascinante. Dalle poche fessure presenti nella parte alta, filtrano raggi di luce che cadono sulle forme sinuose della rocce sottostanti.
Purtroppo sembra essere una giornata abbastanza affollata, il che non mi permette di fare ciò che ogni fotografo vorrebbe fare: alzare una nuvola di polvere per rendere ancora più evidenti i raggi di luce che penetrano come spade dentro l’Antelope Canyon. Mi devo accontentare.

Finita la gita, torniamo a Page e alla nostra auto. Dobbiamo raggiungere la nostra prossima destinazione: Tuba City, posto in cui, tra l’altro, dovremmo incontrare un amico di Paolo, Costantino.

Lasciamo Page e la sua immensa diga, con la testa proiettata ormai alla giornata di domani. Imbocchiamo quella che in Italia verrebbe considerata una strada provinciale, incuneata tra ripide discese di roccia rossa che impediscono di vedere cosa ci sia al di là di ogni curva, ed iniziamo a percorrerla. Dopo pochi minuti, la sorpresa. Sbuchiamo all’improvviso in uno spiazzo completamente aperto, come una radura in mezzo ad una foresta fittissima. La vista che si presenta davanti a noi è a dir poco mozzafiato.
Un minuti fa eravamo incastrati in una stradina a due corsie in mezzo a metri di roccia ed ora, la vista è questa:

Tutte le foto del Gran Canyon North Rim
Ci resto di stucco. Mi sembra troppo bello per essere vero.
Chiedendo informazioni ad un passante, scopriamo che gli altipiani sullo sfondo sono niente di meno che la parte settentrionale del Gran Canyon.
Uno sguardo di intensa tra me e Paolo, fa capire ad entrambi che non c’è giornata lunga o stanchezza per le poche ore di sonno che tenga. La deviazione è d’obbligo.

Seguiamo i cartelli per il Gran Canyon North Rim e dopo una ventina di minuti ci troviamo coi piedi a mollo nel Colorado River accerchiati da paesaggi da urlo a 360°.


 Il cielo cupo e il vento forte ci fanno capire che forse è meglio non dilungarsi troppo.
Saliamo sulla nostra Jetta e continuamo il nostro tour in macchina invece che a piedi. Nonostante il temporale sia ormai giunto, non vogliamo perderci neanche uno dettaglio di questo spettacolo paesaggistico.

Ci sentiamo soddisfatti e prendiamo la strada che dovrebbe portarci a Tuba City.

Un’oretta e mezza di macchina ed arriviamo.
Rimango colpito anche da questa piccola cittadina sperduta nel nulla: è un centro di 8000 abitanti, tutti  indiani Navajo, costruito in mezzo al nulla, eppure in quanto a infrastutture, tecnologia, strade e servizi potrebbe essere un quartiere di New York.
Trovo ancora le energie per fare una corsettina serale che mi permette di fare un giro in questa misteriosa città e scattare due foto.

Trovo un campetto da basket. Anche ai Navajo piace la palla a spicchi: “grandi!” .
Mi fermei volentieri a fare due tiri e due chiacchiere con loro, ma nel frattempo è arrivato Costantino.
Mi presento e mi fa subito un’ottima impressione. E’ in giro da solo negli USA da quasi 3 settimane, ma d’ora in poi proseguirà assieme a noi.
Welcome Costantino!

Leggi Day 1: “Travel to…”

Leggi Day 6&7: “I feel little..” 

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