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Attimi di basket

Gli attimi, positivi ovviamente, che rendono il basket indimenticabile. Tralascio per scelta quelli più scontati come il ciuf della retina, il boato di 6000 persone per un proprio canestro o un contropiede concluso con i gomiti sopra il ferro. Mi fermo a cosa molto più semplici e per me, tangibili.

 

L’attimo in cui dopo un cambio di mano, ti accorgi che il tuo avversario è sbilanciato quel tanto che basta per riuscire ad accelerare e togliertelo di mezzo.

 

L’attimo in cui, con te momentaneamente in panchina e con la tua squadra che in campo sta subendo un break, il tuo allenatore si gira verso di te indicando il cubo del cambio. Sa che difenderai alla morte e in attacco non farai cazzate.

 

L’attimo in cui arrivi in palestra per primo e ti accorgi che oltre a te c’è solo il carrello dei palloni ed il vice ( o il “trice”) pronto per fare da rimbalzista alla tua sessione di tiro.

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L’attimo in cui, quando l’avversario ha palesemente deciso di attaccarti, tu ti abbassi ancora di più sulle gambe e impavido inizi a fremere mani e piedi. C’è quell’attimo in cui passi dall’essere attaccato ad essere attaccante di chi ti attacca.

 

L’attimo in cui ti accorgi di aver compiuto con naturalezza quel movimento, quella lettura, quel qualsiasi cosa che fino a tre allenamenti fa ti aveva procurato vagonate di palle perse, tre palloni sugli spalti e tante cazziate dal coach.

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L’attimo in cui, finita la partita, ti scende completamente l’adrenalina che avevi in corpo e la stanchezza ti arriva come un fiume in piena sulla gambe. In quell’attimo capisci di aver dato tutto qualche ora prima.

 

L’attimo in cui, alla improrogabile cena post partita, osservi tutti i tuoi compagni e ti accorgi che andresti tranquillamente e beatamente a cena con ognuno di loro. Perchè con ognuno di loro ti trovi tranquillamente e beatamente bene.

 

@LucaMurta

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Luca Murta G. Cardoso
luca.murta@gmail.com

Mi sono laureato in Economia indirizzo business management, con master in web marketing. Gioco a basket e sono appassionato di fotografia, viaggi e politica. Per sopravvivere, faccio quello che viene definito come "consulente aziendale" anche se è troppo altisonante come nome. Nel concreto parlo con le aziende e cerco di presentargli le persone che potrebbero migliorare la loro situazione.