arton21095

Investire eticamente, si può?

Immaginate che nel vostro Comune vengano spesi 150€ per smaltire 1 tonnellata di rifiuti.
Immaginate che con 1.000.000€ si possa costruire un nuovo impianto che sia meno inquinante e che possa abbattere i costi di smaltimento a 100€ per tonnellata.
Immaginate ora che ogni cittadino possa aiutare questa iniziativa comprando delle obbligazioni con cui impresta del denaro al proprio Comune aiutandolo quindi ad attuare l’investimento che, sottolineiamo, è per un progetto per il bene collettivo e senza scopo di lucro.
Immaginate infine, ad investimento ultimato, che il cittadino sia rimborsato del capitale che ha versato, più una somma di interessi che il Comune riesce a dargli grazie al risparmio che si sta attuando sullo smaltimento dei rifiuti.

Ci troviamo quindi con un nuovo impianto meno inquinante, un risparmio di costi per il Comune ( 50€ a tonnellata, meno gli interessi che deve versare ai cittadini) e dei cittadini che grazie al loro investimento, riescono a guadagnare degli interessi oltre che in salute grazie al minor inquinamento.
Bello eh? Tali iniziative potete immaginarle per lo smaltimento dei rifiuti, così come per l’efficientamento energetico o  per migliorie ad aziende sanitarie.

 

Supponiamo che ci sia un sito, accessibile da tutti, in cui venga spiegato nel dettaglio il progetto, anzi, i progetti a cui potete prendere parte, in cui sia ha la possibilità di comprendere chi siano i beneficiari finali o il contributo totale richiesto ed in cui vi si prospetti il come e il quando vi verranno restituite le quota capitale versata e gli interessi.

TerzoValoreTutto questo potrebbe apparire un po’ utopico, ma molte realtà del nostro Stivale stanno già usufruendo di questa modalità di collaborazioni tra Consorzi o imprese no-profit, cittadini ed amministrazione: campetti sportivi costruiti a nuovo, campanili riparati, ruderi ristrutturati e destinati all’housing sociale e così via. Un elenco di progetti già portati a termine, lo potete trovare qui (Terzo Valore) e vi consiglio davvero di darci un’occhiata.

Di tutto ciò ne sono venuto a conoscenza grazie ad una conferenza organizzata da Banca Prossima (istituto che si occupa esclusivamente di realtà no profit e che è essa stessa un Istituto non profit), in cui sono stati presentati questi strumenti di raccolta fondi che cercano di tutelare gli interessi di diverse parti.

Affascinato da questa commistione tra cittadini, amministrazione e banca no-profit, ho partecipato, un paio di mesi dopo, ad un’ulteriore conferenza in cui l’interlocutore era niente di meno che l’Amministratore Delegato di Banca Prossima, Marco Morganti.
MarcoMorgantiDifficile riassumere in poche righe una conferenza di un paio d’ore.

Risulta interessante però capire come siano nati tali strumenti di raccolta fondi citati poc’anzi, soprattutto se a raccontarli è l’inventore in persona.

Pochi anni fa un Parroco lungimirante decise di voler ristrutturare gran parte della sua Parrocchia. Gli obiettivi? Maggior sostenibilità energetica per risparmiare un po’ e nuove infrastrutture sportive da sub-affittare a ore per avere qualche entrata. Il tutto per 1 milione di € esatti, con un rientro calcolato in massimo 4 anni.
Il Parroco si rivolse direttamente a Marco Morganti per chiedere tale prestito, che però decise di non darglielo subito.
Morganti disse al Parroco che il prestito era congelato per 50 giorni e che in quei 50 giorni il Parroco avrebbe potuto cercare dei prestiti, a tasso zero, dai suoi parrocchiani.
A fine dei 50 giorni il Parroco riuscì a tirar su la bellezza di 600mila €, per cui Banca Prossima dovette imprestargliene solo più 400mila €, con evidente abbattimento degli interessi totali che il buon Parroco avrebbe dovuto versare.
Tale metodo funzionò talmente bene che tale modalità è stata poi strutturata e diffusa a tutti i clienti.

La domanda mi è sorta spontanea però: meglio lavora il Parocco (e più soldi trova tra i suoi fedeli quindi), meno la banca guadagna. Che interesse ha di conseguenza la Banca a pubblicizzare la raccolta fondi? Di certo non assume un marketing manager che aiuti il Parroco nel promuovere il suo crowdfunding. Pagherebbe uno per farla guadagnare meno!
La risposta, arrivata direttamente da Morganti, è chiara: “Innanzi tutto ciò che risulta fondamentale in questo periodo è che il tuo debitore, la Parrocchia in questo caso, riesca a ripagare il tuo credito senza fallire ed è ovvio che meno debiti contrae, più è facile che riesca a restituirli.
Secondo. I 600mila € che nell’esempio non sono stati imprestati alla Parrocchia poiché questa li ha trovati tra i Fedeli, il giorno dopo erano già impegnati in altri progetti.
Per una Banca è decisamente meno rischioso investire 1 milione di € su 10 progetti diversi, piuttosto che in un progetto solo.
Di conseguenza una figura come il marketing manager citato, sarebbe fondamentale per noi e ci stiamo lavorando. La figura avrebbe il nome di land-raiser, una storpiatura del fundraiser poiché il suo compito sarebbe quello di cercare di far migliorare il proprio territorio attraverso la ricerca di fondi per investimenti intelligenti e sostenibili.

Non ci resta che diventare tutti dei land-raiser :)

Share Button

Comments

comments

Luca Murta G. Cardoso
luca.murta@gmail.com

Gioco a basket e sono appassionato di fotografia, viaggi e politica. Mi sono laureato in Economia indirizzo business management. A seguire ho eseguito un master in web marketing ed un corso in project management al Politecnico di Milano. Per sopravvivere, faccio quello che viene definito come "project manager" anche se è troppo altisonante come nome. In realtà mi diverto :)