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Kiev ombelico d’Europa

I 25 manifestanti morti nella giornata di martedì 18 Gennaio, hanno fatto si che la cronaca degli scontri nella città di Kiev, tornassero alla ribalta della stampa internazionale.
La prima volta che ho sentito parlare di questa città avevo si e no 8 anni, Christian Vieri giocava all’Inter e in un documentario alla TV era stato detto che se tale calciatore si fosse recato al principale e vastissimo mercato coperto di Kiev con tutto il suo stipendio, sarebbe riuscito a comprare tutta la merce presente ed i commercianti non avrebbero avuto abbastanza contanti per dargli il resto. Nella mia mente da bambino quindi, Kiev è stata collocata ai confini del mondo.

Niente di più sbagliato. Stiamo infatti parlando di un punto nevralgico per la geo-politca mondiale, un corridoio che storicamente ha suddiviso ( e raramente unito) oriente ed occidente, una cultura che mischia e separa allo stesso tempo la Chiesa cristiana e quella ortodossa.
Tali dualismi, tra est e ovest, ciclicamente vengono fuori e si sa, la foga con cui un popolo insorge è direttamente proporzionale alla grandezza della crisi economica che lo sta attraversando. Ed è così che in tutta l’Ucraina si stanno scontrando violentemente i manifestanti anti-governativi, pro-UE e le forze dell’ordine che tentano di difendere accanitamente il Presidente filorusso Viktor Yanukovic.

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Di scontri tra forze governative e civili, tra manifestanti e polizia, ne sentiamo purtroppo parlare tutti i giorni. Da Sarajevo, alla Siria, passando per gli Stati del Sud America. Ciò che però distingue questa situazione ucraina, sono gli interessi internazionali che si celano dietro che sono causa e saranno effetto di queste diatribe interne.

Per comprendere meglio la situazione e per comprendere come mai lo stato ucraino viene corteggiato come se fosse una bella ragazza, è meglio suddividere in punti:
1) Storia.
Per comprendere la crucialità dell’Ucraina nei conflitti europei, basti sapere che durante la Seconda Guerra mondiale, è deceduto il 16% della popolazione ( gli italiani deceduti, tanto per capire, sono stati l’1%).
Una decina di anni prima di tale conflitto circa 8/9 milioni di ucraini persero la vita a causa di una carestia pianificata dal regime stalinista che tagliò fuori deliberatamente intere aree del Paese, rendendo impossibile qualsiasi approvvigionamento di alimenti.
I nazisti invasori vennero in un primo momento visti come dei liberatori. Tale visione durò ovviamente per poco tempo, cosicchè l’esercito partigiano ucraino si trovò a combattere su due fronti: contro la dittatura stalinista e contro l’invasione nazista.
Soltanto il 1° dicembre 1991, dopo 69 anni di URSS, il popolo ucraino dichiarò la propria indipendenza ed elesse il primo Presidente.

Fonti:
http://www.pagina99.it/news/idee/3427/L-Europa–l-Ucraina-.html
http://www.formiche.net/2014/01/26/vi-spiego-perche-lucraina-fiamme/

2) Geografia
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Conoscendo brevemente la storia ucraina del secolo scorso e dando un’occhiata alla collocazione geografica del Paese, è facile comprendere come all’interno di esso siano presenti profonde spaccature culturali, linguistiche e filologiche.
Ciò che rende ancor più interessante tale collocazione, è la presenza di gasdotti e oleodotti che trasportano combustibile dalle ricche terre russe, alle case di noi europei. La situazione energetica la analizzeremo però nel punto seguente.

Fonti:
http://temi.repubblica.it/limes/le-tre-ucraine/58220

3) Questione energetica.
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Nel 2006 e nel 2009 l’Europa ha subito due crisi energetiche che in particolare hanno colpito stati come la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Slovacchia ed in generale tutti i paesi europei che utilizzano gas di importazione russa nel proprio territorio.
Tale crisi è scaturita dal fatto che l’Ucraina ha sempre avuto enormi agevolazioni sull’acquisto del gas russo, e quando il Cremlino decise che anche Kiev avrebbe dovuto pagare il gas a prezzo di mercato come tutti gli altri paesi, il Governo ucraino ha iniziato a sottrarre gas che scorreva nel proprio territorio in direzione Europa. Senza pagarlo ovviamente.
Proprio da Kiev infatti, transita il maggiore gasdotto europeo ( Bratstvo, il numero 3 nella cartina), dalla capacità di quasi 100 miliardi di metri cubi annuali.
La Russia per ripicca ha chiuso i rubinetti, lasciando mezz’Europa senza fornitura di gas.
Se tali crisi si ripetessero e se dovessero perpetuarsi nel tempo, si avrebbero conseguenze drastiche sull’economia di Paesi come l’Italia che importa energia straniera per l’80% del proprio fabbisogno.

Fonti:
http://temi.repubblica.it/limes/in-ucraina-si-gioca-anche-la-partita-energetica-tra-russia-e-ue/58027
http://temi.repubblica.it/limes/la-russia-e-il-grande-gioco-dei-gasdotti/6758
http://www.altd.it/2013/05/09/le-braccia-di-gazprom-i-gasdotti-del-gigante-energetico-russo/

4) Unione euroasiatica.
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In Europa ci sono sempre più partiti anti-unione europea, mentre in Russia le correnti vanno in senso opposto.
Dal 1° gennaio 2010 è operante l’unione doganale euroasiatica tra Russia, Bielorussia, Kazakistan e tale accordo commerciale si dovrebbe trasformare, secondo i piani di Putin, nell’Unione euroasiatica comprendente anche gli Stati del Kirghizistan e del Tagikistan. Altri stati, come l’Armenia e l’Ucraina, sono stati proclamati, per ora, osservatori esterni.

Il fiore all’occhiello di tale unione sovranazionale sarebbe proprio il paese di cui stiamo dibattendo, per due principali motivi:
– come spiegato nel punto 3, se lo stato ucraino entrasse a fare parte dell’Unione euroasiatica, la Russia (e il colosso sovietico Gazprom) controllerebbe in modo molto più diretto i gasdotti e oleodotti che transitano per Kiev, accentuando ancor di più il predominio energetico sull’Europa.
– politicamente invece sarebbe un grande schiaffo diplomatico all’UE ed un bel trofeo per Putin. Riuscire ad accaparrarsi il controllo politico e commerciale ucraino, dopo che sia l’Europa che la Russia hanno usato ingenti energie per corteggiarla, equivarrebbe a mostrare al mondo intero quanto l’Unione Sovietica non sia un vecchio ricordo dei libri di storia, ma quanto invece, ideologicamente e politicamente, possa ancora dare del filo da torcere a qualsiasi altra congregazione internazionale.

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_eurasiatica

5) questione religiosa.

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Papa Francesco e Vladimir Putin ( entrambi inseriti da Forbes tra i 5 uomini più influenti al mondo) si erano già parlati nel mese di settembre per cercare di trovare una soluzione non-militare, al conflitto siriano e hanno voluto ritrovarsi anche il 25 novembre scorso, questa volta a Roma.

Nella missione di Putin c’è, come detto, la riconciliazione economica e politica tra molti degli stati ex URSS. La storia ci insegna come spesso, il maggior collante tra popolazioni simili, ma non uguali, sia proprio la religione.
Lo stato ucraino presenta una triplice spaccatura al suo interno: una minoranza cristiano cattolica e una maggioranza cristiano ortodossa. Tra la falange ortodossa si può però trovare una ulteriore spaccatura tra il patriarcato moscovita, filo-russo e quello di Kiev, filo-occidentale, nato da uno slancio indipendentista circa 20 anni fa.

Una decisione politica pro-UE o pro-Russia, avrebbe sul lungo periodo anche conseguenze etico-religiose. E questo Papa Francesco e il Patriarca mosvovita Kirill, lo sanno bene.

Fonti:
http://temi.repubblica.it/limes/il-fuoco-di-kiev-separa-putin-e-papa-francesco/57635
http://temi.repubblica.it/limes/papa-francesco-e-vladimir-putin-judo-e-partita-a-scacchi/54952

Ora forse ci è più chiaro il motivo per cui c’è tanto interesse attorno alle dispute di Kiev, senza dimenticarci però che tra un interesse economico, uno politico ed uno religioso, stanno perdendo la vita un sacco di civili che tentano di decidere indipendentemente il proprio futuro.

@LucaMurta

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Luca Murta G. Cardoso
luca.murta@gmail.com

Gioco a basket e sono appassionato di fotografia, viaggi e politica. Mi sono laureato in Economia indirizzo business management. A seguire ho eseguito un master in web marketing ed un corso in project management al Politecnico di Milano. Per sopravvivere, faccio quello che viene definito come "project manager" anche se è troppo altisonante come nome. In realtà mi diverto :)