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Apriamo un bar sulla spiaggia in Brasile?

Quante volte vi è stata posta questa improbabile domanda? Abbastanza spesso penso, soprattutto nel periodo Novembre-Marzo quando in Italia non si può mettere il becco fuori di casa senza che il naso inizi a colare e quando lo stress lavorativo raggiunge picchi difficilmente sostenibili, senza che ci sia la possibilità a breve di una vacanza distesi sulla spiaggia a prendere il sole, che funga da rigenerante. E allora, presi dallo sconforto, arriva la domanda: “senti, perchè non andiamo in Brasile e apriamo un caspita di baretto sulla spiaggia?”. La possibilità che poi la domanda si concretizzi sono più o meno prossime allo zero, ma almeno sognare di farlo, non costa nulla.
In questo momento mi trovo proprio in Brasile e tra un po’ di scatti fotografici, qualche corsa sotto il caldo estivo e qualche incontro lavorativo interessante, mi sono proposto di fare una lista, tra il serio e il faceto, di PRO e CONTRO sull’aprire un’attività in questo bel Paesino verdeoro.

PRO:
-un’idea superata in Italia o in Europa, qui potrebbe essere una novità assoluta o viceversa;
-se sapete cucinare una pasta condita da un sugo pronto, siete considerati cuochi di caratura internazionale;
-il clima è superlativo tutto l’anno e questo si riflette positivamente su molte attività;
-la manodopera costa pochissimo. Al supermercato c’è la cassiera, quella che ti imbusta la roba, quella che ti porta via il carrello e un paio di persone per farti pagare il ticket del parcheggio. Tanto per capirci.. ;
-non esistono i bidet. Ok, socialmente parlando dovrebbe essere un “contro”, ma potreste fare una campagna marketing per convincere la gente che i bidet siano cosa buona e giusta ed iniziare ad esportarli;
-in questo periodo si investe un sacco, ma un sacco grosso. 70 miliardi di Dollari solo nelle infrastrutture;
-non è un fattore positivo, ma qui individuare un target di consumatori è molto più semplice. Ci sono le persone ricche e quelle povere, i quartieri belli e quelli brutti e non è difficile capire dove andare a puntare;
-il made in Italy va di moda;
-la natura può offrire idee per ogni tipo di business;
-se avete 100 e in Italia con 100 fate poco, qui probabilmente quei 100 vi bastano per fare qualcosa;
-l’attuale Presidente, Dilma, sembra essere brava;
-in Brasile non vedrete più le facce di Emilio Fede, Giuliano Ferrara, Barbara D’urso, Belen, Fabrizio Corona, Maria de Filippi e tutta la fastidiosa combriccola di volti noti che da anni ci troviamo davanti in un modo o nell’altro. Troverete Faustao, un misto tra Bruno Vespa e Gerry Scotti, ma almeno sarà qualcosa di nuovo;
-nei prossimi anni il Brasile ospiterà la Olimpiadi, la Giornata mondiale del Papa, la Confederations Cup e i Mondiali di calcio;

CONTRO
-se vi lamentate delle buche nelle strade in Italia, affittate un Hummer per guidare qui, sennò lasciate perdere;
-la disparità sociale è enorme. Questo prima  o poi verrà fuori;
-la burocrazia è bella quanto quella italiana;
-per il portoghese non basta aggiungere una “s” come per lo spagnolo.. e non potete sopravvivere dicendo solo “cacao meravigliao”;
-c’è stata una forte inflazione negli ultimi anni
-la puntualità non è al primo posto degli interessi nelle persone;
-fuggite da politici disonesti italiani, trovate politici disonesti brasiliani;
-qui fanno il caffè con il thermos. Come col bidet però, se siete bravi imprenditori, potete trasformare questa cosa a vostro favore. Viva la moka;
-per spostarsi da una città all’altra dovete essere pronti a farvi ore e ore di pullman o a prendere un aereo. I treni mancano completamente per il momento;
-la cementificazione è folle;
-in Brasile nascono personaggi come Michel Telò, quello di “Ai se eu te pego”;
-i prodotti importati costano tantissimo. Se aprite un’attività, cercate di non dover necessitare di troppi fornitori stranieri, ma piuttosto cercate alternative autoctone;
Rileggendo mi sono accorto che di serio in questa lista c’è ben poco, ma non importa! :)

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Luca Murta G. Cardoso
luca.murta@gmail.com

Mi sono laureato in Economia indirizzo business management, con master in web marketing. Gioco a basket e sono appassionato di fotografia, viaggi e politica. Per sopravvivere, faccio quello che viene definito come "consulente aziendale" anche se è troppo altisonante come nome. Nel concreto parlo con le aziende e cerco di presentargli le persone che potrebbero migliorare la loro situazione.